04 Feb Bicicletta
Bicicletta
Bicicletta: rivoluzione e libertà
Se c’è qualcosa che proprio non si butta, quella è la bicicletta. Chi di noi non ha inforcato, almeno una volta, la bicicletta di qualcun altro? La vecchia olandese di un genitore o un nonno, semiabbandonata nel garage di casa, che un giorno riesumiamo col cuore che batte forte; oppure una Graziellina, . arrugginita ma ancora buona per una giornata al mare. Prima di gettare via una bicicletta, la si aggiusta, o la si regala…Perché, si sa, la bicicletta non muore mai.
Storia e storie: scuoti-ossa, cattivi preti e cicliste femministe
Ultracentenaria, la “bicicletta” fa la sua prima comparsa nell’Ottocento come velocipede. I primi cicli sono più strumenti di tortura che simboli di libertà: costruiti in legno, erano definiti scuoti-ossa (bone-shakers) e gli incidenti erano sempre dietro l’angolo. Impossibile salire su un biciclo senza cadere! Nel primo Novecento, la bicicletta (ora più simile a come la conosciamo) è il mezzo prediletto dalla classe operaia. Dopo parecchi aggiustamenti e una grossa diminuzione del costo, la bici conquista una delle caratteristiche che a tutt’oggi la rendono impagabile: la democraticità. La bici, però, non è ancora per tutti/e. Sebbene per molti curati di campagna rappresentasse la soluzione ideale, andare in bicicletta era considerato disdicevole per i religiosi. Insomma, Don Matteo non è sempre andato in bici, e se per un uomo di Dio era sconveniente, per le donne era proprio un’indecenza. Si pensava che le rendesse sguaiate, sterili…e masturbatrici! La bicicletta, così, diventava un simbolo dell’emancipazione femminile e inforcarla andava di pari passo con la rivendicazione della propria libertà di movimento. Dal vecchio velocipede ai modelli più moderni, la bicicletta è stata compagna di molte rivoluzioni. La sua non si è ancora conclusa…
Le rivoluzioni in corso e quelle da fare
Un’altra rivoluzione è dietro l’angolo. Per Marc Augé, “è impossibile parlare del bello della bicicletta senza parlare di sé”, perché rimette al centro il corpo e “fa parte della storia di ognuno di noi», «appartiene ai ricordi speciali dell’infanzia e dell’adolescenza». Si dice ‒ ed è vero ‒ che, una volta imparato, andare in bici non si dimentica. È la memoria di un corpo più sapiente della ragione, che ha imparato la libertà e non ha paura di usarla. Scegliere ancora la bicicletta significa rinnovare, ogni volta, la più personale delle rivoluzioni.
Consigli di lettura
Stefano Pivato, Storia sociale della bicicletta, Il Mulino, Bologna 2019
L’avventura italiana della bicicletta dagli inizi alla contemporaneità, scritta con un rigore storico e una ricchezza documentaria che non penalizzano la piacevolezza della lettura (anzi!)
Gudrun Maierhof, Katinka Schröder, Ma dove vai bellezza in bicicletta?, La Tartaruga, Milano 2003
Una piccola storia del rapporto fra donne e bicicletta, con una galleria delle grottesche idee sui danni alla salute, ma anche le trovate delle cicliste per aggirare ostacoli e mode scomode
Marc Augé, Il bello della bicicletta, Bollati Boringhieri, Torino 2009
Tributo alla bicicletta che fa riflettere e sognare: un piccolo gioiello da tenere in tasca come vademecum
Abbecedario Rivoluzionario
Parole noiosette che nascondono un lato sovversivo
Claudia Marsulli, dottoranda dell’Università La Sapienza di Roma ha cercato per noi il lato sovversivo (nemmeno così nascosto) di ciò che si fa attendere, gira, si ripete, torna. È nato così un piccolo abbecedario digitale e rivoluzionario intessuto di riferimenti letterari, consigli di lettura e spunti di riflessione.
L’Abbecedario Rivoluzionario è stato realizzato nell’ambito del dottorato in Scienze del Testo (PON: Dottorati Green).
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