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Non tutte le infestanti vengono per nuocere!

Non tutte le infestanti vengono per nuocere!

Non tutte le infestanti vengono per nuocere!

La Treccani non ha dubbi: un’infestante è una pianta che non ha alcun valore agricolo e che si diffonde a danno delle coltivazioni sottraendo loro luce, acqua, spazio e sostanze nutritive del terreno.
Ma se non fosse proprio così?

Infestante a chi? Il punto di vista della Fattoria Faraoni

La Fattoria Faraoni è un allevamento di mucche, pecore e suini, si trova a Sutri ed è gestito da Silvia e Andrea. I terreni aziendali sono coltivati a foraggio ed impiegati per l’alimentazione ed il pascolo del bestiame.
Negli ultimi anni Andrea si è avvicinato alle tecniche del pascolo razionale e grazie a queste è riuscito a produrre autonomamente tutto il cibo per i suoi animali e a nutrire le sue vacche solo con erba. Questo percorso lo ha anche portato a conoscere, riconoscere e apprezzare quelle che lui chiama indicatrici, non certo infestanti! Le erbe spontanee, infatti, sono in grado di indicare di cosa ha bisogno un terreno e nella maggior parte dei casi sono anche in grado di darglielo.

Il Cardo Mariano fa respirare i terreni

Prendiamo ad esempio il Cardo Mariano, una pianta diffusissima nel Centro e Sud d’Italia e che viene generalmente estirpata dalla maggior parte degli agricoltori. Il Cardo Mariano ha in realtà un compito importantissimo nella rigenerazione del terreno. Le sue radici (profondissime e potenti) bucano la terra permettendole di respirare, specialmente dopo grandi piogge che potrebbero compattarla. In questa maniera il terreno può tornare morbido e rigenerarsi da solo, senza bisogno di interventi esterni.

Ma il Cardo Mariano lavora anche in un’altra maniera, più indiretta se vogliamo. La sua presenza attrae tantissimi insetti: anche loro sono tra gli attori principali della fertilizzazione del terreno, portatori di diversità e di prosperità. Andrea, quindi, lascia crescere liberamente il Cardo Mariano sui suoi campi.
Nelle aree che hanno bisogno della sua presenza cresce in abbondanza mentre invece, anche solo a pochi passi di distanza, altri spazi ne sono completamente liberi.

Infestante a chi? Tra fiori ed erbe si coltiva meglio.

Il controllo delle erbe infestanti è diverso per le aziende che producono ortaggi e frutta.
In questo caso le infestanti possono entrare in contrasto con le esigenze di produzione e bisogna gestirle.Si può decidere di annientarle, farle sparire completamente servendosi della chimica di sintesi, oppure si può ricercare una via pacifica di convivenza. Nel primo caso si hanno sicuramente anche effetti sul terreno, che quindi andrà sostenuto con più vigore e probabilmente impiegando ulteriori prodotti chimici; nel secondo, invece, si ricerca un equilibrio. Si deve riuscire a far crescere i propri prodotti senza distruggere la diversità, ponendosi come obiettivo principale anche la preservazione della vitalità e della fertilità del terreno.Questa seconda via è decisamente più difficile da percorrere: bisogna avere grande esperienza e impiegare tempo e risorse.

Gironzolando tra i campi dell’azienda agricola Bio Caramadre è facile intuire quale strada si è scelto di seguire qui: tra le file di insalata, tra un porro ed un altro, in mezzo ai mazzi di carote, spuntano fiori gialli, rossi e violetti e ci sono foglie e foglioline.
Una tale diversità fa bene alla terra e attira gli insetti che contribuiscono ad aumentare diversità e vitalità. Ovviamente però, i campi coltivati vanno protetti dalle piante più invadenti.

Si va a costruire così un approccio diverso rispetto a quello che vuole le piante spontanee come principali “indesiderate” dei campi. La visione univoca che le vuole come presenza da eliminare si scontra col passare del tempo con il sapere e l’esperienza di chi le vede come alleato naturale per rivitalizzare il terreno o coglie da loro indizi importanti rispetto alla salute del suolo.
Su un suolo nel quale viene valorizzata la ricchezza biologica e la vita crescono piante sane, in un ciclo virtuoso che finisce nei nostri piatti ma non termina lì: continua grazie ad un’agricoltura che non solo prende ma restituisce alla natura ed alla terra.