Pane. Trasformazione e Resistenza

Pane. Trasformazione e Resistenza

Chi ti farà il pane?
Non è questa la difficoltà, – risposi – pane se ne trova ovunque.
Povero figlio mio, – ella esclamò allora con indicibile compassione – mangerai pane comprato?

Il pane comprato, di Ignazio Silone, usciva sulla rivista Pirelli nel 1970 accompagnato dalle magnifiche fotografie di Pepi Merisio. Parole e immagini ritraggono una Marsica in cambiamento, i cui abitanti più giovani non si distinguono dai coetanei lombardi o romagnoli. E però c’è “qualcosa che l’intensificazione dei traffici e la televisione non potranno modificare”: una sorta di “memoria del sottosuolo”, che insieme cambia e resta uguale a se stessa come l’antica ricetta del pane. E proprio il pane, nel testo di Silone, diventa simbolo di trasformazioni e resistenza.

Storie antiche e rivoluzioni attuali

Il pane accompagna la storia dell’umanità da più di diecimila anni: prima ancora di dedicarsi all’agricoltura, i Sapiens del Paleolitico preparavano focacce. Nei testi sacri delle religioni monoteiste (e non solo) il pane è simbolo di vita e comunità. E forse non è casuale che durante la pandemia da Covid-19 molti di noi abbiano indovinato, nel riposo dell’impasto vivo, quel respiro che mancava altrove.

Ma, come sappiamo, il pane è anche storia di conflitti e rivoluzioni. Chi non conosce la celebre frase attribuita alla regina Maria Antonietta: “Se non hanno più pane, che mangino brioche”? Benché si tratti quasi sicuramente di un falso storico, il motto è simbolo non solo dei conflitti che interessarono la Francia prerivoluzionaria ma anche di quanto il pane, allora come oggi, sia imprescindibile. Le rivolte seicentesche di Milano cominciarono con l’assalto ai forni e nel 1789 le donne parigine marciavano su Versailles contro l’impennata del costo del pane. Una storia che si ripete, e che oggi potrebbe riguardare anche noi: guerra, siccità e crisi energetica minacciano di provocare nuovi aumenti, mentre sempre più forni artigianali sono costretti a chiudere (cfr: Associazione Nazionale Panificatori). E se provassimo a rimetterlo al centro?

Coltivare un rito

Fare il pane è una pratica di cui quasi ognuno di noi conserva memorie familiari. Un’ava antica, come la nonna de Il pane comprato, che si riuniva con le altre donne per impastare e cuocere, ci ricorda che il pane è un rito collettivo. Nella parole della grande artista sarda Maria Lai, il pane fa addirittura scuola: “La mia prima accademia l’ho frequentata con le donne che facevano il pane a casa mia”. Dal ricordo di quel rito di comunione sarebbero nate opere incantate che, proprio come il pane, sembrano senza tempo e insegnano una meraviglia che si rinnova a ogni impasto… Anche quando facciamo il pane in casa nostra, lontano dalle atmosfere dei grandi forni collettivi, possiamo assaporare un po’ di quella meraviglia ripetendo i gesti antichi di chi ci ha preceduto. Perché il pane educa e intreccia, è insieme arte e preghiera, simbolo di condivisione e contatto con una materia viva. Ma soprattutto, il pane è una magia che unisce.

Consigli di lettura:

Ignazio Silone, Il pane comprato, rivista Pirelli n. 3 (1970)
Il testo di Ignazio Silone risulta dal riadattamento di un altro saggio, dal titolo La Terra e la Gente, pubblicato nel volume Abruzzo (Electa, 1963)

Elisa Ruotolo, Corpo di pane, Nottetempo, Milano 2019
Nella poesia di Elisa Ruotolo, il “corpo di pane” è come un farmaco, “da somministrarsi in un sacramento laico di comunione e confessione” per fraternizzare con le proprie inquietudini, le proprie fragilità, le morbide cedevolezze di ognuno.

Wu Ming, L’armata dei sonnambuli, Einaudi, Torino 2014
Il prezzo del pane e i moti della Parigi rivoluzionaria, ma anche un’armata di invincibili soldati “sonnambuli”, terrori soprannaturali nella Vandea, una popolana che fa i conti con il proprio essere donna e un vendicatore mascherato: sono gli elementi di cui è composto questo grande puzzle collettivo, che parla di una storia sempre attuale

Parole Rivoluzionarie. Dieci parole noiosette che nascondono un lato sovversivo

Claudia Marsulli, dottoranda dell’Università La Sapienza di Roma ha cercato per noi il lato sovversivo (nemmeno così nascosto) di ciò che si fa attendere, gira, si ripete, torna. È nato così un piccolo abbecedario digitale e rivoluzionario intessuto di riferimenti letterari, consigli di lettura e spunti di riflessione.
L’Abbecedario Rivoluzionario è stato realizzato nell’ambito del dottorato in Scienze del Testo (PON: Dottorati Green).

Leggi le parole precedenti:

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