Pentàgora. Laboratorio editoriale per artigiani di cultura.

Pentàgora. Laboratorio editoriale per artigiani di cultura.

Dalla scorsa settimana, allo Spaccio, oltre alla verdura e alla frutta, alla pasta e alle uova, insomma oltre a tutto ciò che sei abituato a trovare, trovi anche i libri!
Non libri qualsiasi, ma scelti pensando al bisogno di far circolare piccole idee, brevi storie che, nel mondo frettoloso in cui viviamo, rischiano di rimanere troppo appartate.
Abbiamo ricevuto oggi i libri scelti dalla casa editrice Pentàgora.
Pentàgora si definisce ‘Laboratorio editoriale per artigiani di cultura’ e nasce per dare spazio a ricerche, riflessioni e narrazioni dedicate al mondo rurale.
Pentàgora è una giovane casa editrice di Savona, nata ‘contro vento’ un anno e mezzo fa, quando ormai pubblicare libri di carta sembrava un controsenso. Eppure ad oggi Pentàgora ha un bell’attivo: 15 titoli di qualità e ben curati, e può riconoscere ad autori o curatori o traduttori il 20% fin dalla prima copia.  I libri pubblicati da Pentàgora ci piacciono perché sono il frutto di scelte oneste, sono pubblicazioni belle, leggibili, rigorose, curate ed economiche, ci piacciano perché valorizzano il lavoro degli autori.
Per il momento abbiamo scelto tre titoli, ma il catalogo di Pentagora, che trovi qui, è decisamente più ampio ed è nostra intenzione selezionarne altri.
Minima ruralia.
Semi, agricoltura contadina e ritorno alla terra [2a edizione]
di Massimo ANGELINI,
Lo leggo perché: racconta il mondo rurale con rispetto, senza cedere alla tentazione del mito.

Cercare semi … Varietà tradizionali … I semi del corredo … Orti di periferia … Conservare la diversità … Comunanze … Prezzo giusto … Autocertificazione … Il tempo dei contadini … Costumi di un altro tempo … Fatevi le vostre varietà … Contadini, dunque villani … Scambio dei semi e diritto originari … La nostalgia non serve … L’importanza del gallo … Semi della terra, semi dell’anima: sono alcuni tra gli argomenti presentati in questa raccolta dove, riassunto, vive un percorso di riflessione e di azione intrapreso dall’autore, dentro e intorno al mondo rurale, dai primi anni ‘80 fino ad oggi.
Parole di Terra
di Pierre RABHI
Lo leggo per riscoprire il legame indissolubile tra gli uomini e la Terra

Dal saccheggio della terra al ritorno della comunità: un atto di resistenza contro i disastrosi effetti sociali dell’agricoltura industrializzata sulle comunità indigene.
Quando sono trattati dalla penna dello studioso, del politico, dell’economista, del sociologo, del critico… gli argomenti che riguardano la vita e la morte e la rinascita delle comunità non arrivano a tutti e spesso non arrivano proprio a quelli – i contadini, chi abita nei paesi, la gente di popolo – che ne sono diretti destinatari e protagonisti e, a volte, vittime. Perché da quelle penne escono saggi e analisi qualche volte tanto approfondite quanto astratte, senza sangue, e che alla terza pagina o alla terza nota fanno sbadigliare di sonno o d’impotenza chi non ama o non sa accastellare concetti su concetti, parole astratte su parole astratte. Rabhi, in Parole di terra, scrive proprio di quegli argomenti e parla delle comunità che, dopo l’incontro con il nostro Occidente e quell’industria estrattiva chiamata impropriamente agricoltura, diventano periferia e baraccopoli, della terra che diventa deserto, di povertà convertita in miseria, di uomini integri che diventano squali su autovetture potenti o stracci alcolizzati. Ma lo fa con penna leggera, con parole di passione, con tocco narrativo, con la partecipazione e la compassione e la solidarietà di chi quegli argomenti non li ha studiati o pensati, ma conosciuti con gli occhi e con la pelle. E, facendo così, Rabhi parla a tutti e va dritto al cuore. Massimo Angelini
Contadini sulla strada.
Alle radici del declino dell’agricoltura familiare
di Fabrizio BOTTARI
Lo leggo per comprendere meglio il ruolo sociale dell’agricoltura

Su quali basi poggia la moderna agricoltura industriale?
Proviamo a spiegarlo con l’aiuto di John Steinbeck, di cui pubblichiamo una serie di articoli inediti scritti tra il 1936 e il 1938 per due quotidiani americani, nei quali si denuncia la drammatica situazione di migliaia di famiglie di coloni giunti in California dagli stati del Midwest in cerca di terra e lavoro. Le fotografie di Dorothea Lange danno vita alle parole di Steinbeck, riempiendo le pagine di questo libro con i volti di uomini e donne trasformati da contadini in braccianti sottopagati, e soprattutto con i volti dei loro bambini. Sempre in quegli anni la follia comunista sta compiendo in Ucraina il più grande sterminio di contadini che la storia conosca, quasi un presagio per quello che di lì a poco sarebbe accaduto nell’intero continente europeo. Poi, dopo la guerra, le stragi e l’emigrazione, l’abbandono, e cosa resta oggi è sotto gli occhi di tutti… Ci può essere dunque ancora un futuro per l’agricoltura familiare?