Un agricoltore orgoglioso

Un agricoltore orgoglioso

Claudio Pagliaccia è un agricoltore da generazioni, il suo bisnonno possedeva molti ettari di terreno, un appezzamento enorme che visitava a cavallo, “a quei tempi avere un cavallo era come avere un elicottero” ci racconta Claudio ridendo. Poi la famiglia è cresciuta e, di generazione in generazione, il terreno è stato diviso in parcelle, di padre in figlio, fino ad arrivare al papà di Claudio e ai suoi 9 ettari di terreno: troppo pochi per fare della terra un lavoro e sostenere la famiglia. Il padre di Claudio, perciò, lavora come autotrasportatore e sono i suoi figli a riportarlo alla terra.

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Claudio è il più piccolo della famiglia e, quando arriva il suo turno di decidere “cosa fare da grande” sceglie, anche lui, di occuparsi della terra, ma con un’importante differenza rispetto ai suoi fratelli: lui vuole trasformare il prodotto. Vuole fare qualcosa di suo e sceglie di coltivare frumenti, per farne farine e pasta. Acquista pian piano le macchine che gli servono per lavorare e intanto impara: a molire, a impastare, a trafilare e a essiccare la pasta.

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Claudio capisce che per poter fare questo lavoro e viverci ha bisogno di pensarlo in modo diverso. Quelle dei frumenti sono coltivazioni a basso valore economico, per le quali servono grandi appezzamenti di terreno e coltivazioni intensive. Claudio non è interessato a questo tipo di agricoltura e non ha molto terreno a disposizione.
La scelta, allora, è quella di coltivare frumenti con caratteristiche tali da aumentare il valore della produzione. Per questo inizia a coltivare il Senatore Cappelli, un grano di una varietà tradizionale dalla spiga lunga lunga, che messo a confronto con il Simeto (una varietà commerciale) è alto il doppio. “Questo”, ci dice riferendosi al Senatore Cappelli,  “si alletta più facilmente, si sdraia sul terreno in caso di maltempo, e allora diventa difficile raccoglierlo, ma il suo apparato radicale lo protegge dagli attacchi dei parassiti e soprattutto è molto più digeribile. Mi chiamano delle persone e mi ringraziano.

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Non mangiavano più pasta perché erano intolleranti o perché la digerivano male e invece la pasta che faccio con il Senatore Cappelli possono mangiarla benissimo. Per me è una bella soddisfazione! Quando ero ragazzino e andavo a scuola mi vergognavo a dire che venivo da una famiglia di agricoltori. Oggi ne sono orgoglioso!”

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